Giugno 5, 2009...8:14 pm

Bufalotta, violentata nel garage.

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È successo di nuovo. Un´altra giovane donna violentata a Roma, un´altra notte di orrore e rabbia nonostante l´esercito e i proclami sulla sicurezza. Stavolta è toccato a una giornalista di 34 anni. Rientrava a casa da una serata trascorsa fuori, alle due del mattino di mercoledì: ha accostato l´auto nel garage condominiale del palazzo in cui vive e ha aperto la porta all´incubo. È accaduto in un quartiere residenziale periferico nel nordest di Roma, la Bufalotta, non lontano dal centro commerciale “Porta di Roma”.
Un´aggressione improvvisa. La giovane donna, giornalista in un mensile, sta rientrando a casa ed è in auto, sola. Entra nel garage condominiale e comincia la manovra per parcheggiare quando le salta il cuore in gola. È l´incubo di ogni donna, il soggetto di centinaia di thriller: nel buio del parcheggio deserto, un´ombra si avvicina alla portiera e la apre prima che lei riesca a urlare e a scappare.
L´uomo è incappucciato in un passamontagna. «Parlava italiano», racconterà lei agli inquirenti denunciando lo stupro. Di lui vede solo gli occhi, e il coltellaccio che le punta contro. «Dammi il telefonino e scendi, la macchina la prendo io», le urla trascinandola fuori dall´auto. Ma quella che sembrava essere una rapina si trasforma subito in qualcosa di molto peggiore. Lui le appiccica una striscia di scotch intorno ai polsi, bloccandoli come fossero manette. Poi le tappa la bocca con un´altra strisciata di nastro adesivo, la trascina in un angolo buio, la butta a terra e la violenta.
Quando tutto finisce, lui fugge nel nulla e la lascia così, a terra. Lei trova la forza di liberarsi e di chiedere aiuto. Accompagnata al policlinico Sant´Andrea, è stata soccorsa e assistita per tutta notte, e le hanno fatto le analisi del Dna che si spera possano dare un nome all´uomo che ha abusato di lei. Mercoledì le sue condizioni fisiche le hanno consentito di lasciare l´ospedale, e di tornare a casa. Per due giorni, la squadra mobile di Roma incaricata delle indagini ha tenuto la linea del silenzio, ma ieri la notizia è trapelata e la polizia l´ha dovuta confermare.
L´indagine tradizionale non sarà semplice: non c´è alcuna possibile descrizione dell´uomo, protetto dal passamontagna. Ci si aspetta qualcosa di più dalla scienza. C´è il Dna, e potrebbero esserci tracce biologiche anche sul nastro adesivo utilizzato per bloccare la donna. Basterebbe un capello o un pelo a ricostruire la firma biologica dello stupratore. Per gli uomini di Vittorio Rizzi, il capo della mobile, è una nuova sfida dopo quella di metà febbraio, quando una ragazzina minorenne venne stuprata nel parco della Caffarella da due stranieri e per più di un mese furono tenute in carcere le persone sbagliate.
Stavolta non ci sono romeni e nomadi a cui dare la caccia. «Lui parlava italiano», ha raccontato la vittima, ed è l´unica cosa che per ora ricorda di lui. Dallo stupro di Capodanno durante la festa organizzata alla Fiera di Roma alle due terribili aggressioni di gruppo a Primavalle e a Guidonia, Roma torna intanto a vivere l´incubo della violenza sulle donne.

La Repubblica, di Paolo G. Brera

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