Luglio 6, 2009...12:23 pm

Costi per tutti se manca il senso civico

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Le cifre fanno paura. Se si somma il valore stimato dell’economia irregolare a quello dell’economia più specificamente criminale, si arriva a oltre 400 miliardi di euro annui, circa un quarto del Pil. È proprio la combinazione di questi due fenomeni a pesare sulla situazione italiana. Ma perché abbiamo questo triste primato?
Per l’economia irregolare si può anzitutto guardare all’ offerta di lavoro disponibile. La presenza di disoccupazione e la difficoltà di accesso a lavori stabili e tutelati alimenta certo questa offerta per carenza di alternative. Il Mezzogiorno, con i suoi storici problemi irrisolti, contribuisce in misura rilevante (il lavoro irregolare è il doppio del Centro-Nord). Ma non va trascurato anche il peso di altre fasce, come i pensionati in età relativamente giovane (il 30% dei pensionati ha un’età compresa tra i 40 e i 65 anni). Naturalmente, ci deve però anche essere una domanda di lavoro nero, e qui viene in evidenza il peso delle piccole imprese -da noi particolarmente alto non solo nell’industria ma anche nei servizi. La tendenza di queste aziende a far crescere l’offerta è legata da un lato a condizioni di bassa produttività, specie nel Mezzogiorno dove è meno forte l’integrazione delle imprese in sistemi locali. Dall’altro lato, è ovvio che tante imprese molto piccole sono meno facilmente controllabili.
A queste ragioni di tipo economico si aggiungono poi quelle regolative. Il peso elevato della tassazione e dei contributi sociali, e la rigidità e onerosità dei rapporti di lavoro legali (pur con salari netti tra i più bassi) contribuiscono all’economia irregolare.
Andrebbe poi ricordata la difficoltà delle istituzioni pubbliche a offrire servizi adeguati per l’infanzia, per i malati, per gli anziani. Anche queste carenze influenzano sensibilmente il fenomeno.
Troppo trascurati, infine, sono i fattori di tipo socio-culturale. Non si entra nel gioco dell’economia irregolare solo perché c’è convenienza economica e scarsi controlli (le sanzioni non mancano). Non c’è solo un calcolo di scarsa probabilità di essere sanzionati, ma anche un basso “costo morale” a mettersi per una certa strada.
Qui, insomma, entrano in gioco le carenze storiche della nostra cultura civica, ampiamente confermate dalle indagini che mostrano come lavorare e assumere a nero, o evadere le tasse, siano considerati comportamenti giustificati o tollerati.
Ma c’è di più. L’economia irregolare – e ancor di più quella criminale – presuppongono un maggior grado di fiducia tra i partecipanti, perché c’è il rischio che l’attività venga scoperta. È qui che la rete di relazioni parentali e amicali che caratterizza molte parti del Paese offre un forte volano.
Non ci sono dunque solo le ragioni regolative e economiche, ma anche quelle sociali. E questa miscela – con ingredienti in parte diversi – può aiutare a capire la presa dell’economia criminale e il cumulo dei due tipi di economia che sfugge al controllo pubblico. Sappiamo che in questo caso la domanda di attività illegali è particolarmente alimentata da forti nuclei di criminalità organizzata insediati in alcuni territori, specie del Mezzogiorno (ma non solo). Vere e proprie imprese criminali variamente organizzate a rete territoriale (una sorta di distretti criminali), che combinano attività illegali, e finanziamento e controllo di attività legali.
Anche per questo fenomeno si fa di frequente riferimento alle carenze della regolazione pubblica, cioè ai ritardi e alle difficoltà che ha incontrato l’azione di contrasto.
Alcuni risultati negli ultimi anni sono stati tuttavia raggiunti, specie per la mafia siciliana. Ma proprio i protagonisti di questa lotta alla criminalità sottolineano come sia indispensabile ma insufficiente un’efficace azione repressiva.
La “domanda” delle organizzazioni mafiose incontra infatti un’offerta giovanile abbondante, specie al Sud.
Torna il fattore prima menzionato che riguarda le difficoltà per i giovani meridionali (ma non solo) di trovare La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato sbocchi occupazionali legittimi alle loro aspirazioni di consumo. Queste crescono con il diffondersi dei mezzi di comunicazione e con i messaggi e i valori che le televisioni diffondono.
Si forma così una miscela esiziale, favorita da un substrato storico di più forte carenza di cultura civica, che la stessa Chiesa cattolica non ha significativamente intaccato. Senza questa disponibilità socio-culturale, che abbassa il costo morale della devianza, non si capirebbe la presa della criminalità organizzata. Non bastano infatti le ragioni economiche o le difficoltà e i ritardi nell’azione di contrasto. Anche in questo caso, poi, l’esistenza di reti sociali radicate nel territorio (di parenti, amici, compaesani) offre una risorsa indispensabile per la diffusione e il radicamento del fenomeno. Le organizzazioni criminali hanno ancor più bisogno di fiducia tra i loro aderenti.
Dunque una pluralità di cause tra loro interagenti, e con radici profonde nell’economia e nella società, è alla base del triste primato italiano nell’economia che sfugge alla legge. Con tutte le conseguenze che ne discendono per le attività legali, in termini di maggiore pressione fiscale o di distorsione della concorrenza.
L’intreccio di questi fattori fa comprendere come sia difficile per le istituzioni pubbliche un intervento credibile per ridurre il bubbone. Non si tratta solo di maggiori controlli e sanzioni, o di modifiche al sistema fiscale e alla regolazione del lavoro. Tutte cose importanti che dovrebbero però accompagnarsi a azioni credibili per promuovere lo sviluppo e per far maturare la cultura civica.
Non sarebbe certo necessario affrontare tutti questi problemi allo stesso momento. Ma occorre mantenere un quadro di riferimento integrato e una prospettiva di più lungo termine, occupandosi seriamente di una questione oggi rimossa come quella del Mezzogiorno. Proprio su questa prospettiva di più ampio respiro si misura oggi tutta la distanza tra la politica e le necessità del paese.

di Carlo Trigilia, il Sole 24 ore

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